Da Fondazione AIRC 600 mila euro alle ricercatrici e ai ricercatori dell’Università di Brescia e della ASST Spedali Civili di Brescia
Tipologia: Comunicato stampa, News
Per il 2026 sono stati approvati due nuovi progetti individuali, guidati da Elisabetta Grillo all’Università di Brescia e da Aldo M. Roccaro alla ASST Spedali Civili. Inoltre è stata assegnata una nuova borsa di studio a Luca Mignani all’Università di Brescia. Il sostegno a quattro progetti già in corso dell’Università di Brescia è stato rinnovato.
Brescia, 23 febbraio 2026 — Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro rinnova anche per il 2026 il proprio sostegno alle ricercatrici e ai ricercatori dell’Università di Brescia e della ASST Spedali Civili, finanziando progetti di ricerca e borse di studio per un valore complessivo di 600 mila euro per l’anno in corso. Il contributo è destinato a due nuovi progetti individuali, uno dell’Università di Brescia, guidato da Elisabetta Grillo, e uno di ASST Spedali Civili, condotto da Aldo M. Roccaro, e inoltre a una nuova borsa di studio annuale assegnata a Luca Mignani presso l’ateneo bresciano. Nello stesso anno è stato rinnovato il sostegno a quattro progetti dell’Università di Brescia già in corso, diretti da Arianna Giacomini, Stefania Mitola, Sandra Sigala, Alfredo Berruti, a conferma della qualità e dell’impatto della ricerca oncologica degli enti del territorio.
I progetti sostenuti da AIRC sono focalizzati su temi avanzati dell’oncologia di base e traslazionale: dallo studio dei meccanismi molecolari e del microambiente tumorale, allo sviluppo di terapie innovative più precise e mirate per alcuni tumori rari o difficili da curare. Negli studi ricerca di laboratorio e clinica sono integrate per migliorare la prognosi e superare le resistenze ai trattamenti.
«Anche quest’anno il sostegno di Fondazione AIRC testimonia la qualità della ricerca oncologica della nostra Università — dichiara il Rettore Prof. Francesco Castelli —. Le attività sostenute da AIRC coprono un ampio spettro di patologie oncologiche, contribuendo alla loro comprensione e allo sviluppo di metodi per diagnosi più precise e di terapie sempre più sicure ed efficaci. Il continuo sostegno di Fondazione AIRC rappresenta inoltre un investimento strategico sul futuro, che favorisce la crescita e la formazione di giovani ricercatrici e ricercatori».
«Si tratta di un importante traguardo con cui l’ASST Spedali Civili di Brescia, in piena sinergia con l’Università degli Studi di Brescia, rafforza, ulteriormente, il proprio impegno nella promozione della ricerca di frontiera in oncologia, contribuendo all’avanzamento delle conoscenze e allo sviluppo di nuove possibili opportunità terapeutiche in ambito onco-ematologico» — ha aggiunto Luigi Cajazzo, Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia.
“Fondazione AIRC si conferma motore della ricerca indipendente sul cancro in Italia. Solo per il 2026 abbiamo investito oltre 142 milioni di euro per sostenere oltre 5.000 scienziati attivi in circa 100 istituzioni, in gran parte pubbliche — università, ospedali e centri di ricerca diffusi sul territorio nazionale — spiega Carlotta Bertola Streparava, Consigliera del Comitato Lombardia di Fondazione AIRC. Brescia si conferma un polo d’eccellenza grazie all’Università degli Studi e all’ASST Spedali Civili, enti che AIRC sostiene da molti anni con investimenti continuativi. Questo risultato è possibile grazie anche alla generosità dei donatori e dei partner del territorio e all’impegno dei volontari che ci affiancano nell’organizzazione degli eventi e delle iniziative di piazza. A tutti loro va il nostro ringraziamento perché solo unendo le forze possiamo affrontare il cancro insieme.”
Nuovi progetti individuali sostenuti nel 2026
Il ruolo della proteina gremlin-1 nella comunicazione dannosa tra cellule tumorali e tessuto adiposo nel tumore del pancreas
Responsabile scientifica: Elisabetta Grillo (Università di Brescia)
Annualità: 1°anno
Importo finanziato: € 99.996,75
Obiettivo del progetto è chiarire come il tessuto adiposo possa influenzare lo sviluppo del tumore del pancreas, la sua crescita e la risposta alle terapie. Ci si concentrerà in particolare sul ruolo della proteina gremlin-1. Prodotta dalle cellule tumorali, questa proteina sarebbe in grado di modificare il comportamento delle cellule del tessuto adiposo, trasformandole in un microambiente favorevole alla progressione tumorale e alla resistenza alla chemioterapia. Con l’analisi dei meccanismi di comunicazione alterata tra tumore e tessuto adiposo, la dottoressa Grillo e il suo gruppo cercheranno di identificare nuovi bersagli terapeutici, al fine di contrastare l’influenza negativa del grasso sul tumore e di migliorare l’efficacia delle terapie disponibili. Il progetto è realizzato in sinergia con gruppi di ricerca nazionali e internazionali e, per l’Università di Brescia, in collaborazione con il gruppo della professoressa Stefania Mitola, Ordinaria di Biochimica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale (DMMT).
Affamare il tumore colpendo il microambiente midollare: una nuova frontiera terapeutica nella Macroglobulinemia di Waldenström
Responsabile scientifico: Aldo M. Roccaro (ASST Spedali Civili di Brescia)
Annualità: 1°anno
Importo finanziato: € 215.000,00
La ricerca, avente come focus la Macroglobulinemia di Waldenström, un tumore ematologico, mira a definire, con l’impiego di tecnologie all’avanguardia, le interazioni tra le cellule tumorali e le cellule del microambiente midollare circostante. Comprendere i meccanismi attraverso cui questo “dialogo biologico” sostiene la crescita e la sopravvivenza del tumore è fondamentale per individuare nuovi bersagli terapeutici. L’obiettivo è sviluppare strategie innovative capaci di interrompere questi circuiti di supporto, privando le cellule tumorali dei segnali e delle risorse necessarie alla loro espansione e, di fatto, “affamando” il tumore.
Il progetto di ricerca, sarà svolto presso la S.C. Clinical Trial Center, Laboratorio di Ricerca C.R.E.A. dell’ASST Spedali Civili di Brescia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e l’Università degli Studi Milano-Bicocca.
Nuova borsa annuale sostenuta nel 2026
Nuove piccole molecole che bloccano i fattori di crescita FGF come potenziali farmaci per il tumore della prostata: dallo screening biofisico alla validazione in vivo
Borsista: Luca Mignani (Università di Brescia)
Responsabile borsista: Marco Rusnati
Durata: un anno
Importo finanziato: € 35.000
Obiettivo del progetto di ricerca a cui lavorerà Luca Mignani è porre le basi per nuove strategie terapeutiche volte a migliorare la prognosi e la qualità della vita dei pazienti affetti da carcinoma alla prostata. Si tratta del secondo tipo di tumore più diffuso tra gli uomini, caratterizzato da un’elevata mortalità quando si sviluppano resistenze alle terapie. Numerose evidenze indicano che i fattori di crescita dei fibroblasti (FGF) e i loro recettori (FGFR) svolgono un ruolo chiave nella progressione tumorale, agendo sia sulle cellule tumorali, sia sul microambiente che le circonda. Con il progetto si cercherà di studiare alcune nuove piccole molecole, denominate “FGF-traps”, capaci di legare i FGF e di inibirne gli effetti sulla progressione del carcinoma. A questo scopo si intende sviluppare anche una filiera multidisciplinare in cui si possano integrare approcci biofisici, studi con cellule in coltura e animali di laboratorio, per selezionare i composti più efficaci nel bloccare l’asse FGF/FGFR e nel ridurre la progressione del carcinoma prostatico. Lo studio è condotto presso la Sezione di Oncologia Sperimentale del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale (DMMT), sotto la supervisione del professor Marco Rusnati e in collaborazione con il professor Marco Mor.
I progetti individuali rinnovati nel 2026
Sviluppo di una nuova strategia terapeutica per la cura dei linfomi aggressivi basata sull’inibizione dei Fattori di Crescita dei Fibroblasti
Responsabile scientifica: Arianna Giacomini (Università di Brescia)
Annualità: 3°anno
Importo finanziato: € 103.000
Il progetto è dedicato allo sviluppo di nuove terapie per i linfomi aggressivi a cellule B. La ricerca si rivolge in particolare ai pazienti che vanno incontro a recidiva dopo le cure standard, per i quali le opzioni terapeutiche sono ancora limitate. I linfomi non-Hodgkin a cellule B rappresentano le neoplasie ematologiche più diffuse e includono forme altamente aggressive e a rapida progressione. Per molti pazienti è efficace il trattamento R-CHOP, che associa immunoterapia e chemioterapia. Tuttavia circa la metà va incontro a una recidiva, spesso accompagnata da resistenza ai farmaci. Nel progetto si studia il ruolo dei Fattori di Crescita dei Fibroblasti (FGF) e dei loro recettori (FGFR) nella crescita e progressione dei linfomi aggressivi. L’obiettivo è valutare l’impiego di farmaci anti-FGF/FGFR già approvati contro altri tumori e sviluppare nuovi farmaci anti-FGF. La ricerca sarà condotta in collaborazione con le Unità di Ematologia e Anatomia Patologica degli Spedali Civili di Brescia e con l’Università degli Studi di Parma. I risultati potranno aprire la strada a nuove strategie terapeutiche, migliorando la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti.
Colpire le mutazioni “hotspot” inattivanti del dominio chinasi dei recettori di membrana per contrastare la progressione tumorale
Responsabile scientifica: Stefania Mitola (Università di Brescia)
Annualità: 5°anno
Importo finanziato: € 83.000
Le chinasi proteiche sono enzimi chiave per la crescita e la sopravvivenza delle cellule tumorali e rappresentano oggi uno dei principali bersagli terapeutici per la cura di diversi tipi di cancro. In questo contesto, con l’oncologia di precisione si mira a sviluppare farmaci progettati in base alle alterazioni genetiche specifiche di ciascun tumore, per aumentare l’efficacia dei trattamenti e ridurre gli effetti collaterali. Nello studio si utilizza un approccio innovativo, basato sull’analisi dei domini proteici per identificare varianti genetiche rare e rilevanti. Grazie a questa strategia, sono state scoperte nuove mutazioni oncogene in recettori tirosin-chinasici come VEGFR2, EGFR e KIT. Sorprendentemente molte di queste mutazioni non attivano direttamente l’enzima, ma promuovono comunque la crescita tumorale, alterando alcuni segnali cellulari e il metabolismo attraverso l’interazione con recettori presenti in cellule sane. Lo studio di queste mutazioni “inattive” è in corso con tecniche di microscopia avanzata, esperimenti con animali di laboratorio e screening virtuali, per comprenderne il ruolo nella progressione del tumore e identificare farmaci mirati. Dai risultati ottenuti finora emerge inoltre che tali mutazioni modificano l’ambiente circostante le cellule, rendendolo più favorevole allo sviluppo tumorale. L’obiettivo finale è dunque sviluppare terapie più precise e mirate.
Strategie cliniche e farmacologiche per migliorare l’efficacia della terapia con farmaci inibitori dei checkpoint immunitari nel carcinoma della corticale del surrene – acronimo: ITACA (ImmunoTherapy in Adrenocortical Carcinoma)
Responsabile scientifica: Sandra Sigala (Università di Brescia)
Annualità: 4° anno
Importo finanziato: € 64.000
Il carcinoma della zona corticale della ghiandola surrenale è un tumore raro e ancora difficile da curare. Nelle forme metastatiche la sopravvivenza dei pazienti a cinque anni dalla diagnosi è inferiore al 15%. La malattia è spesso diagnosticata in fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche sono limitate e i sintomi possono includere alterazioni ormonali e complicanze metaboliche gravi. Oggi la chirurgia rappresenta l’unica opzione potenzialmente curativa, ma è praticabile solo in una minoranza di pazienti. Le terapie farmacologiche disponibili, basate su mitotano, chemioterapia o radioterapia, offrono benefici limitati. Il progetto di ricerca ITACA nasce per rispondere all’urgente necessità di individuare nuovi bersagli terapeutici e strategie per migliorare la prognosi. Con lo studio, Sigala e colleghi intendono potenziare l’efficacia dell’immunoterapia con inibitori dei checkpoint, farmaci in grado di riattivare il sistema immunitario contro il tumore. Nella ricerca si integrano approcci preclinici e clinici, che vanno dal laboratorio al letto del paziente, studiando nuove combinazioni terapeutiche e biomarcatori predittivi di risposta. Nel corso del progetto sono previsti esperimenti con cellule in coltura e animali di laboratorio, lo studio di campioni tumorali provenienti da pazienti operati e una sperimentazione clinica con pazienti attualmente affetti dalla malattia.
Il progesterone può aumentare l'efficacia della chemioterapia standard combinata con il mitotano per il trattamento del carcinoma della corticale del surrene in fase avanzata
Responsabile scientifico: Alfredo Berruti (Università di Brescia)
Bando AIRC 2019: Estensione 5° annualità
Il carcinoma surrenalico (ACC) è un tumore raro e ancora difficile da curare. L’approccio terapeutico comprende la chirurgia seguita da un approccio farmacologico con mitotano e chemioterapici. Le opzioni terapeutiche dopo l’intervento chirurgico sono tuttavia scarse e di efficacia limitata. Ricerche condotte in precedenza nel laboratorio diretto dal professor Berruti suggeriscono che il progesterone abbia effetti antitumorali nell'ACC, in particolare in caso di metastasi. Obiettivo del progetto è valutare e caratterizzare l’effetto dell’aggiunta di progesterone alla chemioterapia e al mitotano nell'indurre citotossicità. Gli studi sperimentali saranno effettuati in cellule di ACC in coltura bi- e tridimensionali e inoltre in colture di tumore primario ottenute da pazienti sottoposti alla chirurgia. Lo studio clinico PESETA (Efficacy of addition of progesterone to standard chemotherapy plus mitotane in advanced adrenocortical carcinoma) è una sperimentazione clinica prospettica di fase II, randomizzata e controllato verso placebo. Lo studio è stato in particolare progettato per valutare l'ipotesi che l'attività antineoplastica dell'EDP-M nei pazienti con ACC localmente avanzato o metastatico possa essere migliorata dall'aggiunta di megestrolo acetato, un farmaco analogo del progesterone, già utilizzato come supporto per la cura dei pazienti oncologici. Ciò offrirebbe così l'opportunità di somministrare un farmaco con un noto profilo di rischio e beneficio. Alla luce della ridotta velocità di arruolamento, dovuta al rischio trombotico nei pazienti con ACC (un criterio di esclusione per la somministrazione di megestrolo acetato), lo studio è stato recentemente emendato con il prolungamento di 12 mesi del tempo di arruolamento previsto (con parere favorevole del CET Lombardia 6 e approvazione di AIFA). Per tale motivo è stata chiesta e ad AIRC l’estensione del progetto di un anno.
Ultimo aggiornamento: 23/02/2026